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lunedì 3 agosto 2009

Žilvinas Kempinas – 53esima Biennale di Venezia

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fino al 22 novembre 2009
Venezia, Padiglione Lituano, Scuola Grande della Misericordia

L’artista lituano sfrutta la monumentalità della Scuola Grande della Misericordia per una installazione che ne muta la percezione dello spazio: un tunnel realizzato con nastri magnetici costringe a una visione optical dell’intorno.

The Lituan artist uses the monumental dimensions of the Scuola Grande della Misericordia for an installations that changes the perception of the space: a tunnel realized by magnetic strips forces to an optical vision of the entire hall .

venerdì 3 aprile 2009

Fabrizio Plessi

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Testo di preentazione alla lezione tenuta da F. Plessi al Liceo Artistico di Treviso, 30 marzo 2009

Fabrizio Plessi è un artista autonomo che schiva le definizioni. Impiega il legno e la luce ma non appartiene all’Arte Povera; è un videoartista ma non nel senso puro del termine: «Il mio amico Bill [Viola] lo è!», mi ha confidato con nonchalance  il 4 marzo scorso.
Plessi, emiliano d’origine, si trasferisce giovanissimo a Venezia al termine degli anni cinquanta mentre la città vive una stagione di autentico fermento culturale. La Biennale è la cartina di tornasole del panorama artistico mondiale – e Plessi è presente quando nel 1962 il premio per la pittura va a Robert Rauschenberg -; incontra Erza Pound ai caffè delle Zattere e si conquista persino l’amicizia del più schivo degli artisti veneziani, Edmondo Bacci.
Prende le mosse dalla pittura tradizionale ma presto accetta la “sfida” del video quale strumento inedito, differente – e apparentemente antiestetico– da inserire in un contesto tradizionale, perché passato e futuro possano convivere, sia concettualmente che fisicamente. Il coraggio viene premiato e i musei stranieri – prima forse di quelli italiani – ospitano le sue installazioni fino alla consacrazione della VIII Documenta del 1987. Seguono a ruota le Biennali, la Fondazione Mirò di Barcellona nel 1993, il Guggenheim di New York nel 1998, il Martin Gropius Bau di Berlino nel 2004... È l’artista che ha “incendiato” le finestre del Museo Correr di piazza San Marco per spegnerle poi con una cascata d’acqua (2002), che ha issato una vela di 22 metri ai giardini della scorsa Biennale e che recentemente Luis Vuitton ha contattato per celebrare il suo pluriennale impegno nell’American’s Cup.
Plessi è uno scultore classico contaminato dalla tecnologia: non rinuncia al legno, al marmo, alla lava, al corian, al fuoco della fusione ma li tratta in maniera anticonvenzionale, li impiega attraverso il video. Egli resta però nel profondo anche un faber che schizza quanto appare nella sua mente e a quanto dovrà scorrere in seguito sullo schermo.

C.B.

domenica 8 marzo 2009

Intervista a Roberto Capucci, Venezia, 6 marzo 2009

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Abbiamo intervistato Roberto Capucci in occasione dell'inaugurazione della mostra a lui dedicata a Palazzo Fortuny, Venezia, dal 7 Marzo al 4 Maggio 2009.

CB: Le sue creazioni sono definite abiti-scultura: non è mai stato lusingato da materiali più “plastici” del tessuto?
RC: Non tutti sono sculture. Sono emozioni che escono dalla mia mente dopo giornate intere a disegnare. E disegno in primis per ritrovare me stesso, lontano da una realtà in cui talvolta non mi riconosco: bisogna creare in uno stato di grazia.
CB: Quali sono le sue maggiori fonti d’ispirazione?
RC: In assoluto la natura, con tutti i suoi misteri, la natura è capace di miracoli. Uno stormo di uccelli in volo con i loro mille colori è già un’ispirazione. Tutto ciò che è bello mi stimola. Vengo da una formazione artistica, prima il Liceo artistico poi l’Accademia di Belle Arti, vivo a Roma e cerco il bello ovunque: entro nelle chiese, nei musei più e più volte. Vedere il bello aiuta.
CB: Forse vedere anche una gorgiera del Seicento nel suo caso?
RC: È vero ma non entro in un museo con un blocco e copio; cerco suggestioni, suggerimenti.
CB: Le sue creazioni hanno una forza vitale e una presenza scenica che animano il luogo che le ospita: quale il rapporto con palazzo Fortuny?
RC: Le opere sono state selezionate appositamente da Daniela Ferretti che è stata da me a Roma e ha scelto quelle che meglio si addicevano al luogo.
CB: Ricordo la sua mostra al teatro della Pilotta a Parma dove gli abiti erano gli spettatori e al contempo lo spettacolo in scena.
RC: L’ha vista? Si era splendida! Sono sempre attento al contesto. Facemmo a Roma una grande mostra a Palazzo Colonna in cui gli abiti erano i protagonisti di una grande festa nel salone da ballo; ora invece farò una mostra a Basilea in cui la scelta è caduta solo su pezzi estremamente geometrici, in linea con la collezione e l’architettura del museo d’arte moderna.

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We interviewed Roberto Capucci at the opening of the exhibition dedicated to him at Palazzo Fortuny, Venice, from March, 7th to May, 4th 2009.

CB: Your creations are defined sculpture-dresses: have you even been seduced by other materials, more “plastic” than the stuff?
RC: They are not all sculptures. They are emotions that come from my mind; I spend all my day drawing. And I draw in primis to find myself, far from a reality in which sometimes I don’t recognize me: I have to create in a state of grace.
CB: What are your principal sources of inspiration?
RC: Absolutely nature, with all its mysteries, nature is capable of miracles. A flock of birds of thousands of colours is already an inspiration. Beauty is a stimulus. I come from an artistic formation, the Liceo and then the Academy, I live in Rome where I look everywhere for the beauty: I enter in churches or museums, more and more times. To admire the beauty help me.
CB: Maybe also see a gorgiera could has helped you?
RC: It is true but I don’t enter in a museum with a block note to copy; I’m looking for suggestions, hints
CB: Your creations have a vital power a scenic presence that enlivens the space that hosts them: what’s the relation with Fortuny Palace?
RC: The works have been selected in Rome by Daniela Ferretti specifically for this space.
CB: I remember your exhibition in the Pilotta Theatre in the Pilotta where the dresses were at the same time the spectators and the show.
RC: Have you seen that? It was superb! I always pay attention to the context. We realized a great exhibition in Palazzo Colonna in Rome where the dresses were the protagonist of a party in the dance hall. Now in Basilea the Museum has picked only geometrical dresses in the line with the museum collection itself.

venerdì 26 settembre 2008

Italics (2)





fino al 22 marzo 2009
Venezia, Palazzo Grassi

Italics riprendere idealmente un discorso interrotto da Germano Celant al 1968 con la mostra Italian Metamorphosis allestita al Guggenheim di New York nel 1995, ed è anche l’occasione di “esportare” i 106 artisti scelti da Bonami negli USA, realtà collezionistica e museale che ha sempre circoscritto l’arte italiana a pochi nomi. Nel 2009 infatti la mostra si trasferirà a Chicago e con lei la stanza-cubo riflettente di Michelangelo Pistoletto (The Cubic Meter of Infinity in a Mirroring Cube, 1966-2007), le raffinatissime tele rigonfie di Agostino Bonalumi (Bianco e nero, 1968),  i giochi d’ombre di Bruno Munari,  l’ironico Bidibidobidiboo (1995) di Cattelan, il povero scoiattolo che l’ha fatta finita nella cucina in formica delle nostra infanzia (per lo meno della mia e di quella di Cattelan!). Tra i giovani hanno spazio Giuseppe Gabellone (L’assetato, 2008), Alice Cattaneo e Patrick Tuttofuoco.
È vero che mancano alcuni nomi “da manuale” – ragione di tante polemiche estive (Plessi, Kounellis, Paladino..) – ma è anche vero che la personalissima scelta operata da Bonami sorprende a ogni stanza per chiudersi, come si era aperta, con la scultura: Fabro, lo spiritato primo gesso, foto di Paolo Mussat Sartor. Per maggiori informazioni: www.palazzograssi.it

Italics restarts the thought on the Italian art from the 1968, date of the end of Italian Metamorphosis, the exhibition curated by Germano Celant in the Guggenheim Museum in New York in 1995. It’s also the occasion to “show” the 106 Bonami’s artists in the USA, a reality that has always confined the Italian modern art to only few names. In 2009 in fact the exhibition will be moved in the Chicago Museum with  The Cubic Meter of Infinity in a Mirroring Cube (1966-2007) by Michelangelo Pistoletto, the refined three-dimensional canvases by Agostino Bonalumi (Bianco e nero, 1968), the shadow games by Bruno Munari, the ironic Bidibidobidiboo (1995) by Cattelan, the little poor squirrel that has suicides himself in the ant kitchen of our childhood. The young generation is represented by Giuseppe Gabellone (L’assetato, 2008), Alice Cattaneo and Patrick Tuttofuoco.
If it’s true that there are some omissions (as Plessi, Kounellis, Paladino...) it’s also true that the personal choice by Francesco Bonami marvels in every room. For further information: www.palazzograssi.it

mercoledì 18 giugno 2008

Aspettando Punta della Dogana – Franz West



17 giugno 2008
Venezia, auditorium S. Margherita

Si è concluso ieri con Franz West (Vienna, 1947) il ciclo d’incontri promossi da Palazzo Grassi. West, che si forma all’Akademie der Bildenden Künste e muove i primi passi proprio in antitesi con il dilagante Azionismo viennese degli anni Sessanta, è stato introdotto prima di Carlos Basualdo e poi dall’amico e collega Andreas Reiter Raabe. Se il primo, con una simpatica inflessione spagnola, ha ricondotto la poetica di West alla sua intrinseca “stanchezza”, il secondo ha cercato di entrare nel merito del rapporto tra arte e filosofia, disciplina che affascina l’artista sin da giovane età. Unico scoglio dell’incontro? L’inespugnabile ritrosia dell’artista a parlare del proprio lavoro. Per rivedere le conferenze, http://blog.palazzograssi.it/

The cycle of conferences promoted by Palazzo Grassi has concluded yesterday with Franz West (Vienna, 1947). He first formed himself  in the Akademie der Bildenden Künste in Vienna but then he worked exactly against the spreading Azionismus of the ‘60s. Yesterday he has been introduced by Carlos Basualdo and then by his friend and colleague Andreas Reiter Raabe: if the first one, with a nice Spanish accent, has explained how the West’s poetics can be brought back to his own “tiredness”, the second one has entered in the matter of Philosophy, a subject that’s interesting the artist since he was young. The only block of the lecture? The reticent attitude of the artist to talk about his own work. To see the conference,  http://blog.palazzograssi.it/

sabato 24 maggio 2008

Aspettando Punta della dogana - Subodh Gupta






21 maggio 2008
Venezia, IUAV-Tolentini

Mentre alla Galleria Continua di San Giminiano è in corso fino al 30 agosto una personale di Subodh Gupta (www.galleriacontinua.com) continuano gli incontri dedicati alla collezione Pinault che troverà spazio nei magazzini di Punta della Dogana a Venezia. Mercoledì è stata la volta dell’artista indiano (Khagaul, 1964) del quale Giangiuseppe Filippi ha svelato il significato di ogni singolo oggetto impiegato nelle sculture di Gupta. La sua arte non nasce da una scuola ma dalla strada ponendo un quesito difficile: è cultura locale o globalizzazione? Per seguire la conferenza: http://blog.palazzograssi.it/

While at the Continua Gallery in San Giminiano there is (till 30 August) a personal exhibition of Subodh Gupta (www.galleriacontinua.com) in Venice the meetings dedicated to Pinault’s collection are going on. Last wendsday it was the moment of the Indian artist (Khagaul, 1964) whom Giangiuseppe Filippi has revealed the meanings behind each objects employed by Gupta. His art does not born in the school but in the street, so it supposes a difficult question: it’s local culture or globalization? To see the entire conference: http://blog.palazzograssi.it/

domenica 4 maggio 2008

Alessandro Giuliari. Un tipo, un carattere, un esempio

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fino a settembre 2008
Verona, Palazzo Giuliari, via dell’Artigliere, 8

La mostra – a cura di Cristina Beltrami - ricostruisce la figura di Alessandro Giuliari, nobile veronese che scomparve prematuramente nel 1918. In suo onore la sorella, Elena Giuliari Gianfilippi, donò il palazzo di famiglia all’Università di Verona che oggi, in concomitanza del venticinquesimo della sua fondazione, lo ricorda con l’esposizione di alcuni documenti e di un busto attribuibile allo scultore Carlo Spazzi.

The exhibition – curated by Cristina Beltrami – reconstructs the figure of Alessandro Giuliari, nobleman born in Verona who dead prematurely in 1918. In his honour his sister, Elena Giuliari Gianfilippi, donated the family palace to the Verona University that today, in the anniversary of the 25 years of the University foundation, remembers him with the exposition of some documents and a bust that has been attributed to the sculptor Carlo Spazzi.

Alessandro Giuliari. Un tipo, un carattere, un esempio

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fino a settembre 2008
Verona, Palazzo Giuliari, via dell’Artigliere, 8

La mostra – a cura di Cristina Beltrami - ricostruisce la figura di Alessandro Giuliari, nobile veronese che scomparve prematuramente nel 1918. In suo onore la sorella, Elena Giuliari Gianfilippi, donò il palazzo di famiglia all’Università di Verona che oggi, in concomitanza del venticinquesimo della sua fondazione, lo ricorda con l’esposizione di alcuni documenti e di un busto attribuibile allo scultore Carlo Spazzi.

The exhibition – curated by Cristina Beltrami – reconstructs the figure of Alessandro Giuliari, nobleman born in Verona who dead prematurely in 1918. In his honour his sister, Elena Giuliari Gianfilippi, donated the family palace to the Verona University that today, in the anniversary of the 25 years of the University foundation, remembers him with the exposition of some documents and a bust that has been attributed to the sculptor Carlo Spazzi.

venerdì 25 aprile 2008

Salone del mobile

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2008
Milano

Quanto scultura sparsa nel Fuori Salone 2008! Dalle sedie patchwork di Arne Jacobsen per l’installazione della Galleria Corso Como 10, ai piccoli animali in pelle, legno o vetro di via Tortona. I vasi si deformano mettendo in forse la loro funzione ma difendendo il proprio valore artistico. I più spiritosi? Le bestiole in mosaico in via Brera.

How much sculpture spread in the Fuori Salone 2008! From the patchwork chairs by Arne Jacobsen for the installation in Corso Como 10 Gallery, to the animals in leather, wood or glass in via Tortona. The vases warps themselves in the way to question on their function but defending their own value as artistic object. The funniest? The little mosaic beasts in via Brera.