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venerdì 4 novembre 2016

Ludwig Van


J. Baldessari
A. Bourdelle, Self-portrait

Auguste Rodin
M. Klinger
Wien, Secession
M. Lupertz


A. Bourdelle
Nam June Paik

Parigi, Philapmonie
fino all’8 gennaio 2017

Ludwig van è la bella mostra costruita attorno al mito di Beethoven: tra pittura, scultura e grafica l’esposizione testimonia quanto il compositore fosse venerato in vita, commemorato dopo la scomparsa e fonte inesauribile d’ispirazione anche per l’arte contemporanea.

Ludwig van is the beautiful exhibition built around Beethoven’s myth: between painting, sculpture and graphic the exhibition testifies how the composer was venerated in life, commemorated after his death and source of never-ending inspiration … even for the contemporary artists.


lunedì 18 gennaio 2016

Antinio Canova agli Eremitani


Maddalena penitente

Alvise Valaresso in veste di Esculapio

Stele Giustiniani

Musei civici agli Eremitani, Padova

Oltre alla straordinaria cappella degli Scrovegni, il Museo agli Eremitani conserva alcuni gessi di Antonio Canova.

Beside the gorgeous Cappella degli Scrovegni by Giotto, the Eremitani Museum holds some plasters by Antonio Canova.




giovedì 7 gennaio 2016

Winter a Palazzo Fortuny








fino al 13 marzo 2016
Venezia, palazzo Fortuny

L’inverno a Palazzo Fortuny è completamente al femminile: artiste, curatrici e allestitrice sono donne dalla forza straordinaria. Ogni piano presenta un’artista: le pittrici Ida Barbarigo e Romain Brooks, la fotografa Sarah Moon ma soprattutto una mostra al piano nobile dedicata a Henriette Fortuny. moglie, musa e “braccio” della rivoluzione tessile di Mariano Fortuny.
Per maggiori informazioni, http://fortuny.visitmuve.it/home/

Winter at Palazzo Fortuny is a real female exhibition: artists, curators and the architect are women with an extraordinary strength. Each floor of the palace presents an artist: the painters Ida Barbarigo and Romain Brooks, the photographer Sarah Moon and moreover Henriette Fortuny. The piano nobile is dedicated to the wife, the muse and the “arm” of the fashion revolution by Mariano Fortuny.
For further information, http://fortuny.visitmuve.it/en/home/

martedì 18 novembre 2014

Tre studi per Macello Mascherini



Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste - ZeL Edizioni, 2014
pp.88, 18 euro

Il volume raccoglie tre interventi inediti che gli autori hanno presentato il 7 novembre 2013 al Museo Sartorio, in occasione della conferenza organizzata dal Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste, nel trentennale dalla scomparsa di Marcello Mascherini.

Enrico Lucchese ha approfondito gli anni della formazione dello scultore giuliano, dall’esperienza alla Scuola dei Capi d’Arte al rapporto con il critico e collezionista Manlio Malabotta. Massimo De Sabbata ha concentrato la sua riflessione sull’Icaro, imponente gesso esposto alla Triennale di Milano nel 1933, dal quale prende avvio la speculazione mascheriniana sul rapporto tra scultura ed architettura. Infine Cristina Beltrami ricostruisce le vicende attorno alle due mostre personali di Marcello Mascherini a Parigi, quella del marzo del 1953 alla galleria Drouant-David e la successiva, del 1959, alla galleria David et Garnier.

Gli autori hanno potuto contare sul supporto scientifico e iconografico dell’Archivio Marcello Mascherini.

domenica 18 novembre 2012

La Splendeur de Venise et de l’Art moderne




a cura di Cristina Beltrami
con testi di Colin Lemoine e Myriam Zerbi
ZeLedizioni, Treviso, 2012
francese/italiano; 128 pp.

Nel 1914 Antoine Bourdelle visita per la prima volta l’Italia; l’occasione è data dalla sua mostra personale alla Biennale di Venezia. L’incontro con la città lagunare, in particolare con l’arte bizantina, è immaginato da tempo ciò che inaspettatamente stupisce l’artista è invece la pittura di Emma Ciardi. Le impressioni di una brulicante Venezia si sovrappongono così, tra critica e vita privata, alle vivide campiture della pittrice.
Per maggiori informazioni, http://www.zeledizioni.it/tienda/it/content/la-splendeur-de-venise-et-de-l’art-moderne

In 1914 Antoine Bourdelle was in Italy for his first time: the reason was his personal exhibition at the Venice Biennale. He was ravished by the Byzantine art as by the common popular life of the city and although by Emma Ciardi’s painting. So the memories of a swarming Venice overlapped, between critic and personal life, on the vivid strokes of the painter.

For further information, http://www.zeledizioni.it/tienda/it/content/la-splendeur-de-venise-et-de-l’art-moderne

domenica 19 febbraio 2012

MILLENOVECENTOUNDICI - Presentazione del volume






6 marzo 2012
Treviso, Museo di Santa Caterina

"Millenovecentoundici. Le Arti in Friuli e Veneto" è una riflessione sulla complessa situazione di un anno che segna il cinquantenario dell’Italia unita e al contempo l’atto fondante di Banca FriulAdria, promotrice della collana “Segni da un territorio”.
Il volume dunque racconta la realtà storico artistica attraverso nove saggi che prendono in esame lo stato della pittura, della scultura, dell’architettura e delle arti applicate locali, inserite nel sistema delle grandi mostre internazionali. Un inquadramento storico di Pierandrea Moro apre l’ordine degli scritti, seguito da Alessandra Zamperini ed Eugenia Querci che si concentrano sulla presenza degli artisti veneti e friulani alle due grandi Esposizioni celebrative romane del 1911, rispettivamente una d’arte antica a Castel Sant’Angelo e l’altra d’arte contemporanea, allestita in imponenti edifici effimeri. Sempre in chiave veneto-friulana, Monica Molteni prende in esame la celebre mostra sul ritratto che Ugo Ojetti organizza a Firenze nella primavera del 1911 con un successo strepitoso. Malvina Borgherini fotografa la situazione dell’architettura regionale, mentre Nico Stringa legge l’evoluzione della scultura attraverso gli occhi immaginari di un giovane Arturo Martini. Il saggio di Giovanna Montani e Laura D’Angelo ricostruisce la figura di Enrico Chiaradia, uno scultore friulano insensatamente dimenticato, benché autore di numerosi monumenti, tra cui il Vittorio Emanuele del Vittoriano. Maria Novella Benzoni e Cristina Beltrami compendiano lo stato delle arti applicate che proprio nel 1911 si stavano accordando su sinuosità Liberty. Non poteva mancare poi uno sguardo, sempre a cura di Cristina Beltrami, sulle biennali veneziane che a partire dal 1895 sono il più prestigioso evento internazionale sul territorio veneto. Infine il volume si chiude con un quadro cronologico accompagnato da curiose immagini d’epoca per un anno ricco di eventi: dall’impresa coloniale dell’Italia in Libia alla Gioconda trafugata al Louvre.

venerdì 26 settembre 2008

Italics (2)





fino al 22 marzo 2009
Venezia, Palazzo Grassi

Italics riprendere idealmente un discorso interrotto da Germano Celant al 1968 con la mostra Italian Metamorphosis allestita al Guggenheim di New York nel 1995, ed è anche l’occasione di “esportare” i 106 artisti scelti da Bonami negli USA, realtà collezionistica e museale che ha sempre circoscritto l’arte italiana a pochi nomi. Nel 2009 infatti la mostra si trasferirà a Chicago e con lei la stanza-cubo riflettente di Michelangelo Pistoletto (The Cubic Meter of Infinity in a Mirroring Cube, 1966-2007), le raffinatissime tele rigonfie di Agostino Bonalumi (Bianco e nero, 1968),  i giochi d’ombre di Bruno Munari,  l’ironico Bidibidobidiboo (1995) di Cattelan, il povero scoiattolo che l’ha fatta finita nella cucina in formica delle nostra infanzia (per lo meno della mia e di quella di Cattelan!). Tra i giovani hanno spazio Giuseppe Gabellone (L’assetato, 2008), Alice Cattaneo e Patrick Tuttofuoco.
È vero che mancano alcuni nomi “da manuale” – ragione di tante polemiche estive (Plessi, Kounellis, Paladino..) – ma è anche vero che la personalissima scelta operata da Bonami sorprende a ogni stanza per chiudersi, come si era aperta, con la scultura: Fabro, lo spiritato primo gesso, foto di Paolo Mussat Sartor. Per maggiori informazioni: www.palazzograssi.it

Italics restarts the thought on the Italian art from the 1968, date of the end of Italian Metamorphosis, the exhibition curated by Germano Celant in the Guggenheim Museum in New York in 1995. It’s also the occasion to “show” the 106 Bonami’s artists in the USA, a reality that has always confined the Italian modern art to only few names. In 2009 in fact the exhibition will be moved in the Chicago Museum with  The Cubic Meter of Infinity in a Mirroring Cube (1966-2007) by Michelangelo Pistoletto, the refined three-dimensional canvases by Agostino Bonalumi (Bianco e nero, 1968), the shadow games by Bruno Munari, the ironic Bidibidobidiboo (1995) by Cattelan, the little poor squirrel that has suicides himself in the ant kitchen of our childhood. The young generation is represented by Giuseppe Gabellone (L’assetato, 2008), Alice Cattaneo and Patrick Tuttofuoco.
If it’s true that there are some omissions (as Plessi, Kounellis, Paladino...) it’s also true that the personal choice by Francesco Bonami marvels in every room. For further information: www.palazzograssi.it

martedì 11 dicembre 2007

Stefano Zuech - Cristina Beltrami



15 dicembre 2007

ore 20.30, Brez (Valle di Non)

progetto grafico: Raffaella Wegher, Cles
apparato iconografico: Associazione “La congiombla”, Brez
stampato: novembre 2007,  fotolito Alcione, Lavis

La monografia su Stefano Zuech nasce dalla passione dell’autrice per la scultura e dalla lungimiranza dell’amministrazione di Brez che ha creduto e finanziato la ricerca e la pubblicazione del volume. La ricerca dei materiali si è svolta principalmente nelle biblioteche e negli archivi trentini a cui si aggiungono quelli viennesi, legati agli anni della sua formazione. Fonte fondamentale si è rivelato anche l’Archivio del ’900 del Mart, nonché quello della Biennale di Venezia, della Pomotrice di Torino e naturalmente quello della famiglia Zuech. L'incrocio dei dati ha permesso di ricostruire in buona parte il catalogo dell’opera dello scultore noneso documentata attraverso foto storiche e scatti recenti dell'associazione fotografica "La congiombla" di Brez, responsabile dell’apparato iconografico del volume.
Stefano Zuech nasce a Brez (Valle di Non) il 5 novembre 1877, si forma prima presso la Scuola Professionale di Trento e dal 1907, dopo un selettivo esame d’ammissione, passa all’Accademia di Arti Figurative di Vienna. Nel 1911 vince il prestigioso “Premio Roma” che gli consente di trascorrere alcuni anni nella capitale e confrontarsi con la lezione della classicità che riemerge nella produzione dello scultore. Una volta rientrato in patria (1919) Zuech diviene una presenza costante degli eventi espositivi nazionali: dalla Biennale di Venezia, alle Promotrici di Torino, nonché a numerose mostre trentine.
Il suo nome è indissolubilmente legato alla Campana dei Caduti di Rovereto; egli è infatti l’autore del fregio di Maria Dolens che già nel novembre tra il 1924 e il 1925 gli valse il plauso dell’intera stampa nazionale. Egli è inoltre l’autore del bellissimo monumento a Giuseppe Grazioli a Lavis (1912), del San Cristoforo del Palazzo delle Poste, del busto di Giovanni Battista Lampi svelato a Romeno nel 1925, del monumento ad Eusebio Chini (1930) in Piazza Dante nonché del busto di Luigi Negrelli alla stazione ferroviaria (1930-1936).
Lo scultore scompare a Trento l’8 settembre 1968.

The book on Stefano Zuech summarizes the author passion for sculpture and the foresight of the Brez Administration that has believed and funded the project. The research has taken place in the archives and libraries in Trentino, then the archives in Vienna where Zuech has formed himself. An important point of research has been also the Archivio del ‘900 of the Mart, and the ASAC in Venice, too. The crossing of the different datas has allowed to discover a consistent part of the Zuech’s catalogue: each pieces has been documented with historical imagines and also by some modern ones by the photographic society “La congiombla” in Brez.  

sabato 4 agosto 2007

Un’isola di marmi. Guida al Camposanto di Venezia - Cristina Beltrami



autore: Cristina Beltrami
fotografo: Stefano Ghesini
progetto grafico: Cheste Studio (Peppe Clemente)
editore: Filippi, Venezia, 2005
prezzo di copertina: € 17

Un’isola di marmi è un prodotto editoriale del tutto singolare e innovativo: ha il formato e la “freschezza” di una guida e contemporaneamente possiede lo spessore scientifico di due anni di ricerca. Dalle curiosità e gli aneddoti – come la cronaca degli scivoloni sul ponte votivo ghiacciato o le scampagnate a mangiar pesce fritto all’ombra dei cipressi – la guida presenta anche 113 schede scientifiche di altrettanti monumenti conservati a San Michele.
Non esisteva ad oggi uno studio sulla scultura del cimitero veneziano; l’ultima pubblicazione che vagamente ha affrontato il tema sono i due volumi di Vittorino Meneghin (San Michele in isola) del 1962.
San Michele è un vero museo di scultura veneziana a cielo aperto, conserva opere dei maggiori scultori attivi in città tra la metà dell’Ottocento e il Novecento: Umberto Bellotto, Girolamo Bortotti, Emilio Marsili, Annibale De Lotto, Angelo Franco, Francesco Scarpabolla... Una lobby veneziana che raramente concede spazio ai “foresti” come Leonardo Bistolfi o Enrico Butti...
I 113 monumenti sono stati selezionati in base al valore storico-artistico. La ricerca, svolta negli archivi veneziani, sulla stampa coeva e sulla bibliografia esistente, ha permesso di scoprire opere inedite – una settantina circa -, di precisarne datazione e paternità.
Ogni scheda è pensata nella duplicità d’utilizzo del prodotto: fornisce immediatamente i dati tecnici dell’opera ma offre al contempo una scheda critica approfondita. Ogni singolo monumento è calato nel contesto in cui è stato prodotto, in confronto con l’iter dell’artista, con altre soluzioni scultoree - sia del cimitero veneziano, che di quelli italiani - e con l’importante vetrina della Biennale cittadina.
Fanno eccezione le tombe dedicate alle grandi personalità sepolte a San Michele per le quali la scheda riporta la biografia anche perché spesso il loro valore artistico è di minor rilievo.

La guida è anche una prima forma di schedatura delle lapidi presenti a San Michele, punto di partenza per ogni intervento conservativo e di tutela.

Non da ultimo, Un’isola di marmi rappresenta anche un’originale alternativa ai consueti itinerari turistici della città. Recentemente San Michele è entrata a far parte dell’ASCE, l’associazione internazionale che rappresenta i più preziosi cimiteri europei, motivo in più per sostenerne lo studio, la promozione e la conservazione.